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I filosofi di questo capitolo.
     
Gioberti  Vincenzo (1801-1852). Nacque a Torino  e  mor  a  Parigi.
Sacerdote  di  idee repubblicane, proprio per questa sua posizione  fu
costretto all'esilio a Parigi nel 1833. Tornato in Italia nel 1848, fu
eletto  deputato al Parlamento cisalpino, e nominato presidente  della
Camera piemontese; fu ministro dell'Istruzione e quindi presidente del
Consiglio.  Dopo  la sconfitta subta dalle truppe piemontesi  Novara,
nel  1849,  fu di nuovo a Parigi. Fautore di una confederazione  degli
stati  italiani  presieduta  dal papa, espresse  questo  suo  progetto
politico nell'opera Del primato morale e civile degl'Italiani  (1843).
Dal  punto  di vista filosofico si fece promotore di una restaurazione
della tradizione cattolica con la Teorica del sovrannaturale (1837)  e
con l'Introduzione allo studio della filosofia (1840).

Leopardi Giacomo (1798-1837). Nacque a Recanati (Macerata) e mor  a
Napoli.  Di  famiglia nobile, nel 1807 inizi gli  studi,  dimostrando
subito  eccezionali capacit di apprendimento (del  1809    il  primo
componimento  in  versi, La morte di Ettore, cui segu  la  traduzione
dell'Arte  poetica  di Orazio). L'immensa biblioteca  (ben  sedicimila
volumi) che il padre - nobile e studioso, permeato di idee reazionarie
-  aveva  collezionato, fu il teatro in cui egli  si  mosse  da  solo,
approfondendo con i propri mezzi lo studio del latino e del  greco,  e
dedicando  tutto  se  stesso  ai vari rami  della  letteratura,  della
filologia  e  della  storia, durante sette anni  di  studio  matto  e
disperatissimo.  Nel  1817  mise mano alle  prime  annotazioni  dello
Zibaldone,  e  inizi una corrispondenza con il letterato  e  patriota
Pietro Giordani, il quale nel 1818 and a fargli visita a Recanati: in
quell'occasione, con il consenso del padre, usc di casa per la  prima
volta  da  solo,  in gita a Macerata. Nel luglio dell'anno  successivo
tent la fuga; due mesi dopo compose L'infinito. Nel novembre del 1822
part per Roma: un viaggio tanto sospirato, che si riveler deludente,
dal  quale  rientr a Recanati nel maggio 1823; nel  1824  scrisse  le
prime  venti Operette morali. Dal 1825 inizi una serie di  viaggi:  a
Milano,  dove entr in contatto con l'editore Stella (che pubblicher,
nel  giugno del 1827, la prima edizione delle Operette morali); poi  a
Bologna  e  a Firenze, dove incontr Stendhal e Manzoni; nel  1828  si
rec  a  Pisa: una citt che gli piacque immensamente, e in cui  trov
conforto  allo  spirito. Alla fine di quell'anno,  per  la  morte  del
fratello  minore, rientr a Recanati: seguirono sedici mesi di  notte
orribile,  in  cui  scrisse i grandi Idilli. Nel  1830  lasci  per
sempre  Recanati.  Si  rec  a  Firenze,  dove  nell'aprile  del  1831
l'editore  Piatti  pubblicher la prima edizione  dei  Canti,  e  dove
nell'autunno conobbe l'esule napoletano Antonio Ranieri, con il  quale
strinse  un  sodalizio che dur fino alla morte. Nel 1832,  tornato  a
Firenze  dopo un breve viaggio a Roma, scrisse le ultime due  Operette
(che  usciranno,  in seconda edizione, nel 1834).  Nel  1834  l'ultimo
viaggio:  part  per  Napoli, dove l'editore  Starita  pubblicher  la
seconda  edizione  dei  Canti  (1835)  e  la  terza  edizione,  subito
sequestrata dalla censura,

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delle  Operette morali (1836, ma con data 1835). Nell'aprile del 1836,
con  Napoli infestata dal colera, si trasfer alle falde del  Vesuvio;
mor nel giugno dell'anno seguente.

Rosmini  Antonio (1797-1855). Nacque a Rovereto (Trento)  e  mor  a
Stresa  (Novara).  Dopo  avere  studiato  teologia  all'Universit  di
Padova,   fu  ordinato  sacerdote  nel  1821.  Nel  1828   fond   una
congregazione   religiosa   (Istituto   della   Carit)   detta    dei
rosminiani. Fortemente critico nei confronti dell'illuminismo e  del
sensismo,  scrisse, per contestarne il materialismo, il  Nuovo  saggio
sull'origine  delle idee (1830). Si occup di morale  (Princpi  della
scienza morale, 1831), di politica (Filosofia della politica, 1839)  e
di  teologia  (Teodicea, 1845). La sua proposta di rinnovamento  della
Chiesa, contenuta in Le cinque piaghe della Santa Chiesa (scritto  nel
1835,  ma  pubblicato nel 1848), gli frutt la condanna da  parte  del
Sant'Uffizio. Nel 1848 si impegn direttamente nell'attivit politica,
svolgendo  la  funzione  di diplomatico per il  governo  piemontese  e
improntando la sua azione a un liberalismo moderato.
